Come tradurre il perfetto in greco antico

Buongiorno,

oggi vorrei dedicare questo post ad un breve approfondimento riguardo al perfetto greco. Ho notato, infatti, che la maggior parte degli studenti si trova in difficoltà con questo tempo verbale e vorrei, pertanto, fornire qualche consiglio ai fini di una corretta traduzione e resa in italiano.

Innanzitutto, vorrei tentare di descriverne le caratteristiche generali. Si tratta, infatti, di un tempo principale e non di un tempo storico, come lo è in latino, si coniuga, inoltre, in tutti i modi ed esprime la compiutezza dell'azione. Per quanto riguarda la sua formazione, si forma dal tema verbale al quale viene anticipato il raddoppiamento, che si mantiene in tutta la coniugazione. Presenta, inoltre, la diatesi attiva e medio-passiva

Relativamente alla sua formazione e alle sue caratteristiche più prettamente morfologiche, vi rimando, però, alle grammatiche che sono esaustive da questo punto di vista. Quello che mi interessa chiarire, in questa sede, sono proprio i suoi due principali valori dal punto di vista della qualità dell'azione stessa che esprime, ovvero dal punto di vista aspettuale. Il tema del perfetto, infatti, racchiude due valori principali:


1) valore stativo (più antico): esprime uno stato che permane, nel presente, come esito di un'azione compiuta (senza riferimento al processo che lo ha determinato) e, per questo, viene tradotto con il tempo presente in italiano. Questo valore sottolinea proprio la condizione perdurante nel presente e il verbo, in questo caso, viene usato intransitivamente. Vediamo alcuni esempi di perfetti stativi, che sono di formazione più antica:

es.: ἵστημι ("colloco, pongo") -------- perf. stat. ἕστηκα: "mi sono posto", quindi "sto";

κτάομαι ("acquisto") --------- perf. stat. κέκτημαι: "ho acquistato", quindi "possiedo";

μιμνήσκω ("ricordo") -------- perf. stat. μέμνημαι: "ho richiamato alla memoria", quindi "ricordo";

πείθομαι ("mi lascio persuadere, do retta") ----- perf. stativo πέποιθα "mi trovo nello stato di chi si è lasciato persuadere", quindi "ho fiducia"; 

φεύγω ("fuggo") ---- perf. stativo πέφυκα "mi trovo nella condizione di chi è fuggito", quindi "sono in salvo";

δείδω, ("temo", invece del presente e dell' imperfetto gli Autori Attici usano il perfetto e piuccheperfetto δέδοικα, δέδια, ἐδεδοίκειν, ἐδεδίειν---- perfetto stativo δέδοικα/δέδια: "temo";

φύω ("genero, nasco") ----- perf. stat. πέφυκα: "mi trovo nella condizione di chi è nato", quindi "sono (per natura)";

ἔθω ---- il perfetto stativo è usato come il presente e significa: "sono solito".

Per quanto riguarda tale valore del perfetto, lo si potrebbe spiegare ancor meglio così: "io mi trovo ora nello stato (condizione) di persona libera, in conseguenza del fatto di essere stato liberato prima di ora (la prospettiva è quella di chi considera lo stato presente)" (tratto dal volume Greco, Esercizi 2, C. Campanini e P. Scaglietti, ed. Sansoni, 2009, pag. 193).

2) valore risultativo/resultativo (più recente e più frequente): in questo caso viene sottolineato, invece, un risultato che è il prodotto di un'azione compiuta. I perfetti con questo valore sono di formazione più recente e sono soprattutto transitivi. "Con il complemento oggetto espresso, si traducono in italiano con il passato prossimo"(ivi). 

Es.: λέλυκα ("ho sciolto"), γέγραφα ("ho scritto"), πεποίηκα ("ho fatto"), τετίμηκα ("ho onorato").

Sempre citando dal Campanini, Scaglietti, dalla stessa pagina, 193, e edizione, in merito a questo secondo valore, è corretto osservare che, nel caso del verbo salvare (σώζω), ad esempio, la traduzione corretta del perfetto "σέσωκα" con "ho salvato la patria", indica che "la salvezza della patria è il risultato dell'azione da me compiuta (la prospettiva è quella di chi considera non tanto il risultato, quanto l'azione compiuta)." (ivi)

Come si può osservare, si tratta di due differenze di significato davvero sottili e che è necessario comprendere a fondo, per poterle tradurre nel modo più rispondente alla lingua greca antica. Naturalmente, è scontato osservare che la lettura accurata del dizionario, fonte di consigli, e lo studio approfondito della grammatica, sono fondamentali per non trovarsi in imbarazzo con questo tempo greco, così complesso. 

Concludiamo, ricordando che: "alcuni verbi hanno sia il perfetto I sia il perfetto II non aspirato, altri possiedono il perfetto II non aspirato; in questi casi il perfetto II senza aspirazione ha significato intransitivo e talvolta valore di presente, mentre il perfetto I e II aspirato hanno sempre valore transitivo e si traducono con il passato prossimo.

Es.: φθείρω ("rovino"):  perf. I ἔφθαρκα ("ho rovinato", significato transitivo);
                                          perf. II non aspir. ἔφθορα ("sono rovinato", significato intransitivo);

      πράσσω ("faccio"): perf. II non aspir. πέπραγα ("sono riuscito", significato intransitivo);
                                        perf. II aspir. πέπραχα ("ho fatto", significato transitivo)."

(tratto da Pier Luigi Amisano, ῥήματα, Paravia, 2011, pag. 12).

A presto, con nuovi consigli e tips!:-)

Elena

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