Gli "epìteti" omerici.

Buon pomeriggio, 

riguardo alle parole composte usate nel greco antico e agli epìteti, caratteristici dello stile omerico, vorrei riportare qui alcune interessanti osservazioni che ho trovato all'interno di un testo molto originale, intitolato Latino e greco studio in parallelo, dedicato allo studio comparato delle due lingue.

A pagina 61 di questo testo, leggiamo: "L'epopea di Omero inaugura splendidamente la letteratura greca. Apriamo l'Odissea:


 ἄνδρα μοι ννεπε, Mοῦσα, πολύτροπον... (pr. àndra moi ènnepe, Mũsa, polútropon...
)

L'uomo raccontami, o Musa, ricco d'astuzie...




Ulisse, il protagonista del poema, è subito presentato come πολύ-τροπος, composto di πολύ- (pr. polu), molto e τροπος (pr. tropos) dalla radice τρεπ- (pr. trep) di τρέπω (pr. trépo)= volgersi, cambiare direzione. Dà l'idea di uno che è pieno di risorse, pronto a volgersi nella direzione richiesta dagli eventi, forse anche con una connotazione negativa, capace di molti raggiri.  Certo i traduttori di Omero non hanno il compito facile, da Livio Andronico, il più antico scrittore romano (sec. III a.C.), che traduce "versutum" (scaltro), in cui è mantenuta l'immagine del "volgersi" (versutum da verso/verto che corrisponde a τρέπω), al "providus" di Orazio (provvido, assennato). Tra i moderni πολύτροπος è "dal saggio avvisare" (Leopardi), "di multiforme ingegno" (Pindemonte), "dall'animo pieghevole" (Nicola Festa), "versatile" (Codino), "ricco d'astuzie" o "accorto" (Calzecchi Onesti).


Ulisse è anche definito πολύ-μητις (pr. polúmetis) (molto avveduto), da πολύ, molto e μῆτις (pr. métis), saggezza (anzi questa definizione accompagna quasi sempre il suo nome), o anche πολυ-μήχανος (pr. poluméchanos), "pieno di espedienti" (N. Festa), o semplicemente "astuto" (Leopardi), "ricco d'ingegno" (Calzecchi Onesti) o "pieno di astuzie" (Privitera). Da notare che in πολυ-μήχανος riconosciamo la stessa ambiguità di μηχανή (pr. mechané)= macchina, strumento efficace, ma anche macchinazione. 

I composti omerici sono abitualmente, come πολύμητις, aggettivi attribuiti a persone o oggetti e ripetuti insistentemente, fino a diventare caratterizzazioni fisse di personaggi o cose. Come tali sono detti epìteti (dal greco ἐπίθετον)= aggettivo, da cui il calco latino adjectivum > ital. aggettivo) e sono considerati puramente esornativi, anche se non è sempre vero. 
Indubbiamente accrescono la suggestione della poesia: la lancia di Ulisse, che ancor giovinetto va a caccia del cinghiale con il nonno Autolico sul Parnaso, è detta δολιχόσκιον ἔγχος (pr. dolichóskion ènchos)= asta dalla lunga ombra. δολιχόσκιον ἔγχος (δολιχός - dolichós - o lungo, σκιá - skiá o ombra) ha un potere di evocazione ben maggiore di un semplice δολιχός ἔγχος= lunga asta. Zeus è τερπι-κέραυνος (pr. terpikéraunos), che gode del fulmine (τέρπ-ω - pr. térpo - ovvero godere, κεραυνός - pr. keraunós - ovvero fulmine), oppure κελαινεφής (pr. kelainefés), nera nube, avvolto di nere nubi (κελαινός - pr. kelainós - o nero, νέφος - pr. néfos - o nube)." (tratto da M. Insolera, Latino e greco studio in parallelo, casa editrice Zanichelli, 1988, pag. 61).

Omero e gli antichi, con grande sensibilità e intuizione, avevano compreso l'estrema importanza ed il profondo valore evocativo e narrativo, nella scrittura, degli aggettivi e delle tecniche di aggettivazione.

A presto e cari auguri di Buon Natale a tutti!!:-)


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