Il mito orfico e omerico della crezione (tratto da Robert Graves)

Buon venerdì sera!

Dopo aver riportato il mito pelasgico della creazione nel precedente post, vorrei soffermarmi ora su quello orfico ed omerico, sempre sulla scorta del saggio di Robert Graves I miti greci.

Riguardo a tale versione del mito della creazione, Graves scrive:
"a) Certuni dicono che tutti gli dèi e tutte le creature viventi nacquero dal fiume Oceano che scorre attorno al mondo, e che Teti fu la madre di tutti i suoi figli. (nota dell'autore: Omero, Iliade XIV 201; "Il mito omerico è una versione leggermente modificata del mito pelasgico della creazione, poiché Teti regnava sul mare come Eurinome, e Oceano avvolgeva l'Universo a somiglianza del serpente Ofione").




b) Gli Orfici dicono invece che la Notte dalle ali nera, una dea che si impone persino al rispetto di Zeus (in Omero, Iliade XIV 261), fu amata dal Vento e depose un uovo d'argento nel grembo della Oscurità; e che Eros, chiamato Fanete, nacque da quell'uovo e mise in moto l'Universo. Eros fu un ermafrodito dalle ali d'oro, e poiché aveva quattro teste di volta in volta ruggiva come un leone, muggiva come un toro, sibilava come un serpente o belava come un ariete. La Notte, che chiamò Eros col nome di Ericepeo e di Fetonte Protogeno (Frammenti orfici 60, 6; e 70), visse con lui in una grotta e assunse il triplice aspetto di Notte, Ordine e Giustizia.

Dinanzi a quella grotta sedeva l'inesorabile madre Rea che battendo le mani su un bronzeo tamburo costringeva gli uomini a prestare attenzione agli oracoli della dea. Fanete creò la terra, il cielo, il sole e la luna; ma la triplice dea imperò sull'Universo, finché il suo scettro passò nelle mani di Urano (Frammenti orfici 86).

(note dell'autore: "il mito orfico ci presenta un'altra versione dello stesso mito pelasgico, in cui si avverte però l'influenza della più tarda dottrina mistica dell'amore (Eros) e delle teorie sorte a proposito dei rapporti tra i sessi. L'uovo argenteo della Notte simboleggia la luna, poiché l'argento era il metallo lunare. Come Ericepeo («colui che si nutre d'erica»), il dio-amore Fanete («rivelatore») è una ronzante ape celeste, nata dalla Grande Dea […]. L'alveare infatti fu preso a modello della repubblica ideale e convalidò il mito dell'Età dell'Oro, quando il miele stillava dagli alberi […]. Il bronzeo tamburo di Rea echeggiava per impedire alle api di sciamare disordinatamente e per tenere lontani gli spiriti maligni; con lo stesso scopo, nelle cerimonie misteriche, si facevano roteare i rombi. Come Fetonte Protogeno («lucente primogenito»), Fanete è il Sole, che per gli Orfici era simbolo di vita spirituale […], e le sue quattro teste corrispondono ai quattro animali delle stagioni. Secondo Macrobio, l'oracolo di Colofone identificò codesto Fanete con il trascendente dio Iao: Zeus (l'ariete) era la primavera; Elio (il leone) era l'estate; Ade (il serpente) era l'inverno e Dioniso (il toro) era l'anno nuovo. Con l'avvento del patriarcato, lo scettro della Notte passò nelle mani di Urano)",
(da Robert Graves, I miti greci, Longanesi & C., Milano, 1983, pp. 24-25).

N.B.: le note che indicano i riferimenti al mito presenti nelle fonti sono dello stesso Graves, che le ha riportate in queste pagine, op. cit.).

Nel prossimo articolo riporteremo il mito olimpico della creazione.


Buone letture dei miti e a presto!:-)

Elena.

Nessun commento:

Posta un commento