Eccoci qui, per continuare la spiegazione riguardo alle regole e agli usi dell'articolo in greco antico.
Vi rimando, innanzitutto, al precedente post, nel quale potrete trovare la prima parte del mio approfondimento e continuo, come promesso, a soffermarmi, invece, su un altro argomento grammaticale incentrato sulla presenza o meno dell'articolo, ovvero sulla distinzione tra funzione attributiva e predicativa di una determinazione di un sostantivo. Infatti, un sostantivo può essere determinato da un aggettivo, un participio, un avverbio o un complemento.
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Un insolito talent scout: Giulio Einaudi.
Che piacere essere nuovamente qui insieme a voi!
Questa sera vorrei fare riferimento ad un articolo recentemente apparso sul sito del quotidiano La Stampa. Mi ci sono imbattuta per caso qualche giorno fa, navigando su Internet. Si intitola "Giulio Einaudi, divoratore di giovani" ed è dedicato alla figura del grande editore, del quale ricorreva, proprio il due gennaio, il centenario della nascita.
Devo dire che mi ha incuriosita ed interessata particolarmente. L'editore viene ricordato, in particolare, per la sua fiducia nei giovani, che egli considerava portatori di nuova linfa, di nuove possibilità culturali ed espressive.
"Non era un conservatore", afferma l'autore del pezzo, Walter Barberis. "Il giovane", egli scrive, "oltre ogni retorica generazionale, era nella sua considerazione potenzialmente ricchissimo di umori incontaminati, ovviamente non era inghiottito dai ranghi di alcuna accademia, lucido e verginale, in una sorta di condizione di natura, senza depositi di polvere, né appesantito dai cascami di qualche ideologia, libero da discipline di partito. Dalle parole di un giovane potevano come d’incanto farsi evidenti prospettive impensate. In via di formarsi su una qualsiasi strada, poteva rivelare un talento. E allora Einaudi, come un cacciatore in savane urbane, si apprestava alla cattura della sua preda, sfruttandone l’inesperienza e solleticandone la curiosità, accendendolo di interessi o provocandone una qualche reazione."
Questa sera vorrei fare riferimento ad un articolo recentemente apparso sul sito del quotidiano La Stampa. Mi ci sono imbattuta per caso qualche giorno fa, navigando su Internet. Si intitola "Giulio Einaudi, divoratore di giovani" ed è dedicato alla figura del grande editore, del quale ricorreva, proprio il due gennaio, il centenario della nascita.
Devo dire che mi ha incuriosita ed interessata particolarmente. L'editore viene ricordato, in particolare, per la sua fiducia nei giovani, che egli considerava portatori di nuova linfa, di nuove possibilità culturali ed espressive.
"Non era un conservatore", afferma l'autore del pezzo, Walter Barberis. "Il giovane", egli scrive, "oltre ogni retorica generazionale, era nella sua considerazione potenzialmente ricchissimo di umori incontaminati, ovviamente non era inghiottito dai ranghi di alcuna accademia, lucido e verginale, in una sorta di condizione di natura, senza depositi di polvere, né appesantito dai cascami di qualche ideologia, libero da discipline di partito. Dalle parole di un giovane potevano come d’incanto farsi evidenti prospettive impensate. In via di formarsi su una qualsiasi strada, poteva rivelare un talento. E allora Einaudi, come un cacciatore in savane urbane, si apprestava alla cattura della sua preda, sfruttandone l’inesperienza e solleticandone la curiosità, accendendolo di interessi o provocandone una qualche reazione."
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