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Consigli per l'uso del dizionario latino - IV

Eccoci nuovamente qui per completare la rassegna di consigli forniti da Giuseppe De Micheli (Cotidie legere, edizione Principato, Milano, 2006, pp. 61 - 64) e alla quale abbiamo dedicato tre precedenti post.

L'autore ci raccomanda di seguire anche quest'altra serie di indicazioni e accorgimenti:

1. osservare ed evidenziare tutte le caratteristiche utili per la comprensione e la resa del significato: la reggenza del verbo, i significati traslati (figure retoriche), l'etimologia, la radice o la composizione della parola;

2. tenere presente l'autore del brano da tradurre, e il periodo al quale appartiene: arcaico, classico o postclassico;


Consigli per l'uso del dizionario latino - III

Con questo post vorrei suggerirvi ulteriori consigli per l'uso del dizionario latino, in aggiunta a quelli già mostrati nei due precedenti post, sempre sulla scorta delle sagaci indicazioni di Giuseppe De Micheli (Cotidie legere, edizione Principato, Milano, 2006, pp. 63 - 64), che riporto ed arricchisco in parte. L'autore continua la sua rassegna sull'uso del dizionario latino osservando che:

1. non si deve tradurre "a orecchio" e bisogna guardarsi dai cosiddetti "falsi amici": populatio non significa «popolazione», ma «saccheggio»; parentes non significa «parenti», ma «genitori»; suppliciis non significa «con le suppliche», ma «con i supplizi»; partitis copiis non significa «partite le truppe», ma «spartite (= suddivise) le truppe»; i vocaboli della lingua latina, cioè, spesso costituiscono delle insidiae e non sempre si possono rendere con i termini simili a quelli della lingua italiana;

2. si devono osservare le indicazioni riferite alla posizione della parola nella frase: ad esempio, parole come enim («infatti») e quoque («anche») vanno posposte alla parola cui si riferiscono; perciò una frase del tipo Ego quoque hoc feci non significa «Io ho fatto anche questo», ma «Anch'io ho fatto questo»; analogamente, la locuzione ne... quidem significa «nemmeno», con la parola negata che viene posta tra questi due elementi; perciò una frase come Ne tu quidem hoc facere potes non significa «Tu non puoi fare nemmeno questo», ma «Nemmeno tu puoi fare questo»;


Consigli per l'uso del dizionario latino - II

Salve! Continuiamo a seguire i consigli di Giuseppe De Micheli (Cotidie legere, edizione Principato, Milano, 2006, pp. 62 - 63) riguardo all'uso del dizionario latino. L'autore ci fornisce ulteriori indicazioni, di carattere pratico, oltre a quelle che abbiamo già riportato nel precedente post:

1. leggere attentamente il testo e cercare sul dizionario il lemma in modo corretto: cioè, ad esempio, non confondere aetatem/aestatem, voluptas/voluntas, discedit/descendit, vinctus/victus, fugo/fugio, quaero/quaeror, liberalitatem/libertatem, ignique/inique, ed anche tam/tum/dum, ibi/ubi, ecc.;

2. rilevare sul vocabolario la presenza di omografi, scegliendo (anche con le dovute verifiche) il lemma che si riferisce al contesto: concīdo/concĭdodēcĭdo/dēcīdooccīdo/occĭdoēdūco/ēdŭco,
praedīco/praedĭcovictus da vivo o da vinco, ecc.;

3. una parola del tutto sconosciuta va cercata sul dizionario innanzitutto come si trova scritta nel testo, senza anticipare ipotesi che potrebbero risultare sbagliate o fuorvianti: ad esempio, tĕmĕrē con la quantità breve della penultima sillaba è un avverbio e non un verbo all'infinito, profecto non è solo un participio, ma può essere anche un avverbio, e vocaboli come dēnĭquĕŭbīquĕ, undĭquĕ, plerumqueplerīquĕ vengono registrati sul dizionario così come si presentano, in questa forma, e non si tratta dei composti con la congiunzione enclitica -que; al contrario, si troverà che materne non è un avverbio, ma è composto di mater + ne (particella interrogativa), così come, ad esempio, Marcone e adeone corrispondono a Marco + ne e adeo + ne;


Consigli per l'uso del dizionario latino - I

Eccomi ancora con un post dedicato allo studio del latino ed ai metodi di traduzione di questa magnifica lingua.

Oggi, in particolare, vorrei fornirvi qualche consiglio di carattere teorico e pratico sull'uso del dizionario. Faccio riferimento e rielaboro le indicazioni suggerite da Giuseppe De Micheli, un noto esperto di lingue classiche, autore di molti manuali di ottimo livello dedicati a queste discipline.

A pagina 61 del volume Cotidie legere (casa editrice Principato, Milano), a cui vi rimando e che vi consiglio per lo studio, l'autore elenca i principali accorgimenti da seguire per utilizzare in modo intelligente e utile il dizionario latino. Li riporto qui, in parte modificandoli:

1) imparare a conoscere il linguaggio del vocabolario, che può presentare caratteri di diversa tipologia (chiaro, nero, corsivo, tondo), abbreviazioni, numerazione, simboli e sigle. Molte di queste caratteristiche sono comuni o si assomigliano in tutti i dizionari, mentre altre sono proprie e particolari di ciascuno di essi. Le abbreviazioni, i simboli e le sigle sono descritti e riportati nelle prime pagine del dizionario stesso;

2) osservare come vengono riportate le parti del discorso variabili, se, ad esempio, con le parole intere, per esteso, oppure con trattini e desinenze: in particolare il nome, l'aggettivo e il verbo, sia nella sezione del latino, sia in quella dell'italiano. Se vengono utilizzati trattini e desinenze, può essere utile esercitarsi ad identificare e a leggere i lemmi (nomi, aggettivi e paradigmi dei verbi);



Indicazioni di metodo per tradurre e comprendere con più facilità i testi latini. 4.

Un caro saluto e un affettuoso benvenuto!

Proseguiamo ancora con le nostre mini-lezioni dedicate al metodo di traduzione del latino. Dopo aver individuato i predicati all'interno del periodo, come abbiamo spiegato, diviene possibile comprendere quante e quali siano le proposizioni che lo compongono. Si deve osservare, però, che non è sempre immediato, anche dopo aver sottolineato i verbi, capire quale sia il confine esatto tra una proposizione e l'altra (se il periodo è composto da più proposizioni e se non coincide con una sola proposizione, naturalmente). All'interno del periodo, infatti, le singole proposizioni possono essere collegate le une alle altre in vari modi:


  • per mezzo di segni di punteggiatura (coordinazione per asindeto: attraverso virgola, punto e virgola, due punti);
  • attraverso avverbi indicanti una scansione temporale o logica;
  • per mezzo di pronomi o avverbi relativi o interrogativi;
  • per mezzo di nessi sintattici quali congiunzioni, che possono essere di tipo coordinante (introducono una coordinata) o subordinante (introducono una subordinata). 

Ancora proverbi latini...

Ecco altri brillanti proverbi latini, che riproduco sempre dall'ottima raccolta di De Mauri.

I primi che vi propongo sono sull'abitudine:

Naturale est magis nova quam magna mirari.
È naturale che più ci rechino meraviglia le cose mai viste che non le cose grandi.
(Seneca, Nat. Quaest., 7, 1).

Semel abbas, semper abbas.
Chi fu prete una volta, sarà sempre prete. Scrive De Mauri: "Perché è difficile che lasci le abitudini e le idee di cui fu imbevuto." (pag. 5, op. cit.).
(Proverbio medioevale).

Questo di Plauto, invece, è sull'adolescenza e la giovinezza e lo trovo molto bello:

Adulescens cum sis, tum cum est sanguis integer, 
Rei tuae quaerundae convenit operam dare.
Quando sei giovane ed il sangue ti circola vigoroso, devi provvedere ai tuoi interessi per la vita che ti sta davanti.
(Plaut., Merc., 550-551).


Indicazioni di metodo per tradurre e comprendere con più facilità i testi latini. 3.

Salve! Eccoci qui nuovamente con le nostre lezioni/post sul metodo di traduzione dal latino.

In realtà, nei primi due post precedenti abbiamo anticipato una serie di passaggi che è bene seguire dopo aver individuato i predicati presenti all'interno delle proposizioni (o frasi semplici) che costituiscono i diversi periodi (o frasi complesse). Un periodo, infatti, può essere composto da una o più proposizioni semplici.

Sulla base dell'individuazione iniziale dei verbi e di una loro precisa analisi grammaticale, possiamo poi procedere all'analisi del periodo. Suddividiamo, pertanto, il brano in periodi, separandoli, ad esempio, con due barre verticali in corrispondenza dei segni di punteggiatura cosiddetti "forti" (punti e virgola e punti). Poiché ogni proposizione è incentrata sul proprio predicato, all'interno di un singolo periodo vi sono tante proposizioni quanti sono i predicati.
Dobbiamo anche osservare che i verbi possono essere così classificati, come:


Indicazioni di metodo per tradurre e comprendere con più facilità i testi latini. 2.

Buona giornata ottobrina, dopo il primo post che ho dedicato pochi giorni fa al metodo di traduzione del latino, continuo con questa seconda lezione/post arricchendola di nuove indicazioni e consigli. Sempre per quanto riguarda l'ordine delle parole nella proposizione latina, infatti, dobbiamo aggiungere che:


  • l'attributo è solitamente posto davanti al termine a cui si riferisce (1). Se il nome, oltre che da un attributo, è accompagnato da un complemento di specificazione in caso genitivo, quest'ultimo viene molto spesso inserito tra l'attributo e il sostantivo stesso (2). Es.: (1) Plena lagona a Ciconia ponitur. Trad.: la bottiglia piena è servita dalla cicogna. (2) Es.: Pulchrae horti (compl. di spec. inserito tra attributo e sostantivo) rosae odoriferae sunt. Trad.: le belle rose del giardino sono profumate. 

Indicazioni di metodo per tradurre e comprendere con più facilità i testi latini. I.

Salve e un piacevole inizio di serata,

ho pensato potesse essere utile condividere con voi, qui sul mio blog, alcune indicazioni di carattere teorico-pratico per la traduzione della lingua latina. Le ho raccolte nel corso dei miei anni di insegnamento e di studio. Spero possano interessarvi e aiutarvi ad affrontare con più facilità e disinvoltura lo studio di questa magnifica lingua.

Per prima cosa, vorrei osservare che in latino l’ordine delle parole non è così importante come in italiano e che può variare con molta più libertà. Infatti, mentre nella lingua italiana la posizione di un vocabolo spesso ne indica la funzione logica, in latino tale funzione viene espressa grazie alla terminazione. Nonostante questa differenza fondamentale, però, anche in latino è possibile individuare tendenze e consuetudini, per così dire, che si riscontrano frequentemente nella disposizione e nell'ordine delle parole che compongono una proposizione. Ecco le principali:

Consigli per tradurre il latino e il greco

Per gli studenti che sono alle prese con lo studio delle lingue classiche, anche durante il mese di agosto, in previsione delle prove di inizio settembre, suggerisco queste pagine, ricche di consigli utili e con una traduzione guidata, dedicate al metodo di traduzione della lingua latina e le cui indicazioni, in linea generale, possono essere adattate anche al greco.

Un proficuo studio e cari saluti!:-)

Elena

Duecento essenziali parole latine (più o meno)

Buon sabato pomeriggio.

Oggi vi vorrei segnalare una pagina con una selezione di alcune delle più comuni e frequenti parole latine, realizzata dalla Prof.ssa Anne Mahoney della Boston University. Il documento è  in lingua inglese, ma facilmente comprensibile. In ogni caso, ne sto preparando una traduzione in italiano che pubblicherò entro breve. Trovo sia molto interessante anche la raccolta di indirizzi web di associazioni, riviste e di ulteriori risorse per lo studio e la ricerca delle lingue classiche, del sito del Dipartimento di Studi Classici della Boston Un.
Ne approfitto anche per consigliarvi il portale italiano di archeologia Archaeogate, antichità classiche.


Un piacevole studio dei nostri sempre verdi antichi e a presto!:-)

Elena

Alcune note sulla costruzione Perifrastica Attiva

Il participio futuro concordato con il soggetto della frase e unito al verbo sum forma la costruzione perifrastica attiva, così detta in quanto è costituita da una perifrasi, ossia da un giro di parole (participio futuro e verbo sum). Essa ha sempre valore esclusivamente ATTIVO.

La perifrastica attiva assume sfumature di significato analoghe a quelle del participio futuro da cui è composta ed esprime, pertanto, un'idea proiettata nel futuro, indicando:

1. l'imminenza di un'azione: "sono sul punto di", "sto per";

2. l'intenzione di compiere un'azione: "ho intenzione di";

3. la predestinazione o la necessità che un'azione si compia: "sono destinata a".